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Sono tutto ciò che odiate… e gli # c’entrano poco…

Di tanto in tanto avverto la necessità di porre ordine nel flusso continuo di pensieri ed avvenimenti. In queste ultime ore, prepotente come una spumeggiante corrente di un ruscello in primavera, prorompe in me la necessità di chiarire alcune questioni. Non farlo aiuterebbe la distrazione da fatti e circostanze, il peggiore degli errori esistenziali oggi. Buona lettura.

Sono due le domande che molte persone si pongono nelle ultime settimane, sottili e quasi a fondamento dell’osservazione dei fatti, ma anche giganti e a sostegno dell’impegno che ognuno: verso cosa corre l’Italia e il movimento dal basso in cosa si tramuterà? Domande che non trovano qui risposta, ma che mi aiutano a ragionare, questo si.

Non si può negare che – in quest’epoca – il nostro Paese sta ripercorrendo sentieri già battuti nella Storia che, inevitabilmente, hanno condotto ad una lacerazione profonda del tessuto sociale, della comunità nazionale e dell’apparato statale. Il latente fascismo, questione nazionale mai risolta, oggi si palesa addirittura nella rappresentanza istituzionale, avendo garantito quest’ultima a fascisti dichiarati con un processo democratico “indiscriminatamente” aperto a tutti, avendo tralasciato una sana selezione della rappresentanza; oggi possiamo osservarne l’effetto negativo, dove le istituzioni democratiche e democraticamente elette sono manipolate e governate da sinceri e dichiarati antidemocratici. La correzione della stortura creatasi è necessaria e doverosa: necessaria perché non vi sono ad oggi alternative alle forme di governo di questa nazione. Doverosa perché è interesse di tutti garantire la piena applicazione del processo democratico, che in Italia risulta incompiuto ancor oggi, in quanto incompiuta è l’applicazione totale dei dettami costituzionali.

Da questo pesante fardello ne deriva, come negli migliori tradizioni, una reazione democratica. Una reazione uguale e contraria, resistente. La forza della piazza, strumento democratico di ammonimento della comunità verso chi detiene il potere, oggi si ritrova in una nuova veste, più imponente rispetto alla storia recente del Paese, con la stessa forza delle piazze palesatesi alcuni decenni fa, quelle Sessantottine in testa, ma con un alto grado di innovazione e maggiore pervasività. La piazza di questi giorni rappresenta infatti un atto d’amore della Comunità verso il proprio appartenere ad una Nazione, una sorta di Amor Patrio di stampo antifascista e di matrice costituzionale, proprio perché occorre riappropriarsi di certi principi, ad oggi lasciati a discapito di autentici infami, come Patria, onore e rispetto.

Questo movimento di piazza, le Sardine, muove i suoi passi nel percorso chiaro del Futuro perché non detta condizioni, non promette circostanze né si impegna alla soluzione di alcun problema, bensì ribadisce come la Politica non debba essere, presupposto del fatto che è la Politica che deve risolvere problemi, realizzare circostanze e indirizzare il Paese.

Le sardine si connotano inoltre come reazione ad un modo specifico di fare politica, di stare nelle istituzioni, ovvero quello basato sull’odio, sulla discriminazione e sulla violenza politica, spesso anche fisica, come unico parametro di dialettica e costruzione dell’agenda politica.

Avversare, pacificamente e democraticamente tramite la piazza, un atteggiamento d’odio vuol dire resistere al fascismo latente del nostro paese, affermando i principi costituzionali non ancora del tutto insiti e sedimentati nel tessuto sociale e nella coscienza collettiva dell’Italia contemporanea. Dal blog, di persona e su twitter, miei modesti mezzi di resistenza, a breve ribadirò il senso che metto nell’adesione a questa piazza, come umile contributo alla ricostruzione di una diversa narrazione del Paese. Vorrei sottolineare come è l’atteggiamento nuovo che occorre avere, che ponga l’osservazione, l’azione e la scelta in termini positivi rispetto agli eventi che ci vedono testimoni, ma non protagonisti solitari, bensì amalgamati all’unicum multiforme che chiede maggiore rispetto per la Repubblica italiana. Infatti su certi principi, ideali e norme di civiltà non si può titubare. La difesa della democrazia rappresentativa e la forma repubblicana, la resistenza al nuovo totalitarismo che avanza, devono essere arricchite dalle posizioni di tutti coloro che a questi principi si ispirano, non mediati da alcuni a discapito di altri.

Si deve porre in essere la maggiore energia possibile per spegnere quel virus latente e che ancora circola in Italia: il fascismo reazionario. Per questo chiudo ribadendo che sono tutto ciò che l’Italia oggi odia: sono donna, sono gay, sono nero, sono asiatico, sono ispanico, Sono progressista, sono europeista, sono liberale, sono radicale, sono disabile, sono donna, sono trans, sono bambino, sono antiproibizionista, sono drogato, sono malato, sono disocoupato, sono povero, sono precario…

E nella personale resistenza non porto dietro le mie convinzioni di oggi, ma i i miei principi di sempre; pertanto tutti gli # che oggi muovono la protesta li uso e condivido tutti, senza distinzione. Perché mi sento #NessunaDiMeno #Facciamorete #Sardine #RestiamoUmani #Fraidayforfuture #SilviaRomanoLibera #IostoConLaura #IoStoConICurdi e ogni cosa che sia #Antifascista

NB: articolo scritto il 01-12-2019

Categorie:memoria futura

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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