Menu Home

Il pregiudizio acceca il futuro!

Una delle parole che più frequenta la mia esperienza di questi giorni è “pregiudizio,”. Infatti si presenta frequentemente a proposito dell’approccio culturale in molti ambiti che governano la mia esperienza. Mi è maturato il pensiero che il pregiudizio è, e rimarrà, la fonte maggiore di problemi ad ogni livello per chi lo vive e per chi lo subisce. Il pregiudizio in quanto tale quindi riflette uno stato di malessere diffuso e alimenta una spirale infinita di difficoltà per singoli e gruppi; è questo il motivo primo per cui una società da esso dominata compromette seriamente il proprio futuro. La riflessione sarebbe finita, se si vuole intenderla come una cosa che segue il suo corso teorico, senza conseguenze pratiche. Queste si manifestano se si allarga la dimensione di questo elemento, trasferendolo dalla sola questione del razzismo, già di per sé problematica perché basata sul pregiudizio rispetto al colore della pelle, ad un complesso più articolato di discriminazioni per un atteggiamento culturale errato. La donna, l’immigrato, il disabile, il lavoratore cassintegrato, l’imprenditore fallito, l’omosessuale, l’anziano, il malato, il carcerato, il precario. Occorre quindi ricomprendere ogni possibile causa di pregiudizio, ad ogni livello, istituzionale e sociale, individuale e collettivo, per scardinarne il motivo d’essere; questo è uno sforzo da fare alla luce del fatto che esso viene esercitato continuamente in una società, francamente arretrata, come la nostra. Potrei esporre vari esempi di pregiudizio sociale, politico o economico tra quelli sopra elencati, che ho avuto modo di approfondire e conoscere. Di essi, ovviamente, mi concentrerò sui potenziali pregiudizi vissuti da gruppi e individui di persone con disabilità, per conoscenza diretta dovuta dalla mia condizione personale. Pacifica ogni premessa di cultura giuridica, passerei ad osservare come il pregiudizio verso i disabili acceca il futuro, oltre alla relazione che passa tra un tessuto sociale represso e una condizione personale di svantaggio. Pacifica è anche l’estensione del pregiudizio, il quale è subito negativamente dai destinatari, ma vissuto in egual modo da chi lo “esercita”, da chi lo alimenta, da chi lo “porta”, se vogliamo. Il pregiudizio pertanto è fonte negativa di malessere, anche per chi svolge un apparente ruolo attivo nella discriminazione. Per questo motivo una comunità dove domina il pregiudizio verso una specifica categoria vive un riflesso negativo in ogni altro aspetto delle relazioni sociali che al suo interno si instaurano. Essere disabile è una condizione fortuita, casuale, che interviene nel vissuto di una persona. Si può essere disabili, ma al contempo tanto altro: donna, immigrato, anziano, ecc.; Spostiamo ulteriormente il ragionamento sul fatto che ogni persona può e deve contribuire attivamente e trovare spazio di inclusione sociale, come diritto fondamentale della persona acquisito ampiamente nel mondo giuridico occidentale. Non si capisce dunque per quale motivo, un pregiudizio di presunta superiorità o indifferenza verso altre persone con svantaggio debba compromettere l’equilibrio di comunità che permetterebbe a tutti di essere attivi nel corpo sociale. Discriminare o ignorare, disprezzare o evitare, svalutare od ostacolare persone che portano nel proprio vissuto una disabilità psichica, sensoriale, motoria o funzionale rappresenta comunque un atteggiamento nocivo e un gap nello sviluppo per il complesso sociale, economico ed ambientale di territori e comunità. Evidente è pertanto la relazione tra qualità della vita e atteggiamenti discriminatori per pregiudizio, diffuso come un batterio in un corpo sociale, come quello italiano e del meridione del paese in particolare, del Salento quindi del mio territorio specifico di provenienza. In questa sede non intendo puntare il dito verso quella o questa direzione, indicando disservizi e scandali. No, assolutamente. Vorrei evidenziare invece gli atteggiamenti, quel complesso di usi e pensieri che sono alla base di ogni azione, individuale e collettiva. Il disabile, ad esempio, si pensa che di per sé ha bisogno di aiuto. NON E’ VERO! La persona con disabilità vive la propria vita, e alla disabilità si adatta. Messo nelle condizioni di poter decidere, non necessariamente deve richiedere o assorbire, ma può anche contribuire attivamente alle relazioni sociali e personali. Se una persona disabile vuole o necessita aiuto, è una conseguenza logica prestarlo, per sensibilità soggettiva o comportamento sociale, solo nel momento in cui la stessa persona rinuncia alla possibilità di vivere quella situazione in autonomia. Spesso si ritiene inoltre che la persona disabile viva un suo mondo. PERCHE’? La persona con disabilità vive questo mondo, lo stesso vissuto da tutti. Con le medesime problematiche di molteplice natura, alcune simili ad altri, ma da altri differente per sue specifiche peculiarità. Il mondo pertanto deve essere, inteso come ambiente sociale e contesto territoriale, reso fruibile da ognuno. Non esiste il mondo delle disabilità se i processi di integrazione ed inclusione, se il tessuto urbano e le vicende sociali sono pienamente fruibili. Quello che noi chiamiamo mondo delle disabilità risulta il frutto del pregiudizio su specifiche esigenze e necessità, considerate come esterne al complesso di beni, servizi e condizioni intese di base nel tessuto sociale. Infine, per evidenziare alcune casistiche, si tende a pensare che il disabile non sia capace. Qui ci siamo inventati, attenzione, il concetto di differenti abilità. Il più deleterio atteggiamento, che parte poi dagli stessi disabili, che una persona disabile infondo sia abile in maniera comunque differente, e non portatrice di abilità e capacità attive proprio perché specifiche di quell’individuo. Questo comporta alcuni atteggiamenti frutto evidente di questo pregiudizio, come lo stupore sul come un cieco si muova autonomamente per strada, o non guardare negli occhi un disabile quando si parla di cose che lo riguardano, o nel considerare necessariamente un ritardo nella percezione e nella comprensione di un messaggio. SMETTETELA! Capita di frequente, davvero, non immaginate nemmeno quanto. Questo pregiudica a sua volta ogni forma di sviluppo nella rete di welfare, nel tessuto urbano, nell’ambiente e nel paesaggio, nei servizi economici privati e nei contesti pubblici. Ognuno a suo modo è compartecipe di questo ritardo, da chi parcheggia dove per senso civico non dovrebbe, a chi usa il pass non per l’utente diretto ma per sé, da chi non progetta a norma perché tanto basta il permesso della ASL, a chi ritiene che basta rinchiudere in un recinto isolato per fare integrazione e assistenza. Vorrei concludere con una domanda. Ma possibile che qui nel Salento, in Puglia, in Italia non vi siete stancati di vivere in un contesto dove ci sono limitazioni, ostacoli e diretta esclusione di persone che possono invece essere attive, già di per sé perché consumatori di beni e servizi, potenziali lavoratori, risorse e potenzialità per la stessa società? Non vi siete stancati di sentire questa superiorità nel considerare sempre una difficoltà come problema degli altri? Le mie personali azioni nel futuro immediato saranno concentrate proprio nel porre questa domanda ai miei interlocutori, ad ogni livello, che sia azione di volontariato o economica, relazione sociale o politica. Provate a rispondere parlando a voi stessi.

NB: articolo scritto il 15-03-2015.

Categorie:diritti civili

Tagged as:

Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: