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Voglia di Memoria

Siamo già alla fine di un viaggio, con altri viaggi nella testa, ma Lampedusa resta nel cuore. Non è una frase fatta. L’Isola infatti è bella, da ogni punto di vista. Per questioni metereologiche abbiamo saltato l’osservazione della riserva marina e dell’area protetta, ma sarà l’occasione per tornare. Sostanzialmente ci siamo trovati di fronte ad una comunità con un carattere tipicamente “meridionale”, con le relative problematiche. esaltante è però stato il viaggio tra le persone. E il nostro viaggio si conclude con questo racconto, ripromettendomi altre finestre nelle settimane a venire. Buona lettura.

Nino Taranto è un personaggio indubbiamente “unico”. In un’isola, come quella di Lampedusa, dove emerge con forza il segno distintivo di una piccola “industria turistica”, lui no, ha fermato il tempo degli umani ad un altro livello, più lento. Non pensa, Nino Taranto, al nutrimento del fisico o alle necessità primarie. No, Nino è una persona che bada al nutrimento dell’anima, alla Memoria storica, alla piena capacità di una comunità di essere consapevole. Nino Taranto nasce a Napoli da Madre napoletana e padre lampedusano. Nella cadenza questa sua origine del tutto casuale se la porta dietro, in maniera abbastanza evidente. Ma Nino è lampedusano. Non ha il tratto tipico però incontrato sinora. Direi che risulta quasi alieno. Nino gestisce un luogo molto interessante, che bada alla ricostituzione della Memoria collettiva e storica dell’isola. L’”Archivio Storico di Lampedusa” è, visto dalla lente speculare della cultura, un luogo non luogo. Non è di fatto un museo, non è di fatto una galleria, non è uno IAT. E’ tutto questo e molto di più. L’omonima associazione messa su da Nino, ed altri, ha lo scopo appunto di raccontare ai visitatori e ai lampedusani che l’isola ha una sua storia, che è molto più estesa e complessa di quella degli ultimi 170 anni, epoca nella quale si è sviluppata la “moderna colonizzazione” dell’isola, quel periodo breve e intenso che fu condotto a partire da Ferdinando di Borbone, dopo aver sottratto l’insediamento agli inglesi. E’ appunto in questo luogo non luogo della Memoria che incontriamo Nino Taranto, persona suggerita da vari contatti dell’isola. Nino è un crocevia di racconti, di storie e di incontri, è un pezzo di Memoria vivente di questo ultimo lembo d’Italia, primo d’Europa. Chiediamo subito sulla storia, quella autentica, quella lunga nel tempo. Insediamento fenicio, avanposto romano, nei già citati scavi archeologici potrebbero essere conservati i resti di una presenza dell’uomo risalente ad epoche antecedenti l’invenzione della scrittura. Ovviamente la storia dell’isola è più complessa di quella creduta sinora. Nino ci esprime il disappunto verso una comunità che non prova interesse per questi aspetti, perché crede di essere stata la prima a civilizzare questo sasso nel Mediterraneo. Conversando scopriamo che sull’isola c’erano resti di dolmen e menhir, ovviamente tracce ritenute di scarsa importanza già dai primi coloni d’Ottocento, dunque distrutti dalla popolazione colonizzatrice assieme alla riserva boschiva. Ma i segni di una Lampedusa considerata interessante dall’uomo, crocevia nel Mediterraneo e ponte tra Europa e Africa, approdo sicuro, risultano evidenti da tempi molto più ampi di questi ultimi 170 anni e basterebbe poco per allestire un Museo della Memoria storica di Lampedusa. Oggi la popolazione e le istituzioni locali non si curano dell’identità che deriverebbe, e relativo interesse turistico, dalla costituzione di un museo e dal lavoro di recupero e studio della storia dell’isola; dal punto di vista turistico, poi, addirittura ci stiamo “provincializzando”, ribadisce costernato, proprio per il tratto estremamente di breve raggio della platea turistica che Lampedusa è in grado di richiamare. Oggi si può dire, afferma Nino, che Lampedusa è un’isola senza identità. Le è stata data quest’identità “vacanziera”, dove forzosamente negli ultimi trent’anni chi sapeva cucinare ha aperto ristoranti, chi aveva case alloggiava turisti. Non è un’isola che invece, al contrario di altre, si rivela nella sua natura di “bomboniera”, perché curata dagli abitanti, anche a proposito di memoria e storia. La natura dell’isola, e questo ci colpisce, è stata erroneamente identificata nel mare, ma Lampedusa è tanto altro, conclude Nino. Che non fosse una realtà attenta al proprio vissuto c’era sembrato evidente sin dalla constatazione degli scavi archeologici. Ma la totale disattenzione ci lascia davvero perplessi, perché, in fin dei conti, non servirebbe tanto per realizzare il progetto di una Lampedusa più “autentica”. Il tempo però non è un eterno amico, quindi occorre evitare tutti quei disastri che può causare la non curanza della propria Storia locale, trascurando di fatto la Memoria. Senza Memoria siamo privi di identità, e Lampedusa evidentemente corre questo rischio. Non vogliamo essere troppo impietosi nel giudizio, perché la bellezza e l”interesse per quest’isola, perla nel Mediterraneo, resta tutto. Però ci permettiamo di osservare che la comunità, gli amministratori e i vari livelli di governo devono intervenire per correggere una rotta che ad ora risulta rischiosa. Delegare lo sviluppo e la considerazione di Lampedusa solo all’industria turistica estiva non paga, almeno nel lungo periodo. A Lampedusa non serve, non da pienezza del ruolo e della bellezza che emana nel Mediterraneo. Se capitate a Lampedusa programmate una visita all’”Archivio Storico”, in fondo a via Roma, Nino sarà sicuramente pronto ad accogliervi con un racconto e un’informazione di un’isola che non vi aspettereste. Sottolineo in conclusione che quest’associazione e questa luogo, l’Archivio storico di Lampedusa, è anche il posto da dove riportare l’autentico souvenir, sapendo di contribuire ad un progetto molto importante. E soprattutto parlatene, perché i lampedusani, in apparenza, non si sono accorti del grande lavoro che sta conducendo Nino Taranto e il suo gruppo. Nino inoltre è molto coinvolto dalle dinamiche migratorie che vedono l’isola protagonista. Questo è un luogo di incontro, dove poter conoscere, vedere senza spettacolarizzazione, le speranze e la voglia di integrarsi di una giovanissima popolazione immigrata, che a Lampedusa vede concretamente l’inizio di un diverso futuro per sè.

NB: articolo scritto il 03-05-2016

Categorie:memoria futura

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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