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il welfare italiano vessato tra errori legislativi e immobilismo

Avvertenza ai naviganti: continua, in Memoria futura, la categoria di questo blog che raccoglie vecchi interventi scritti in epoche più o meno lontane, la pubblicazione dei post dell’estate 2018. Di seguito, tra virgolette, una riflessione sul welfare italiano alla luce di quello che allora fu chiamato “decreto dignità”, ma che in quel luglio 2018 mi costò un po’ di fatica in alcune ricerche al fine di smontarne l’utilità e l’efficacia sin dalle fondamenta. Molte riflessioni restano ancora valide e sono presenti ex post nel P. S. a quest’articolo, scritto nel 2020.

“Cos’è concretamente il welfare? porsi una domanda sulle definizioni è utile, perché le questioni vanno comprese sino in fondo, anche se mi resta la convinzione che basta guardare la concretezza delle cose e tutti sono poi in grado di comprendere. Il welfare è tutto l’insieme di strumenti volti alla risoluzione delle problematiche di persone con difficoltà o soggetti svantaggiati, che di norma ricade (in ossequio all’art. 3 ed altri della Costituzione) sullo Stato, ma negli ultimi anni se ne vedono nuove forme, dove l’intervento dei privati in questo frastagliato panorama risulta ormai una costante imprescindibile per la garanzia di servizi.

Pensate alle associazioni per disabili, centri diurni, servizi per anziani e bambini. Ecco, queste sono le questioni poste. La Politica chiaramente deve governare a livello centrale questo, come tutti gli altri fenomeni sociali. Fenomeni che, ribadisco con nettezza, fanno riferimento a settori vivi della nostra economia, quella detta del terziario.

Dunque il sig. ministro cialtrone Di Maio (all’epoca Ministro dello Sviluppo Economica e del lavoro, NDA) si ritrova a scribacchiare quattro puttanate in un decreto, dandogli la definizione di “dignità”, parola che evidentemente a lui non deve essere ben chiara. Due parole sulla questione decreto.

Dico del sig. Di Maio di essere cialtrone, perchè dovrebbe sapere che la decretazione d’urgenza nel formato D.L. (decreto legge) necessita di alcune caratteristiche particolari, come l’urgenza, appunto, motivo per il quale questo atto per due mesi mantiene intatta la sua forza di legge, nell’attesa che il Parlamento si esprima in merito alla sorte del suddetto decreto. Ora, il sig. cialtrone Di Maio e il suo entourage dovrebbero spiegare agli italiani cosa c’è di urgente nella decretazione sui contratti di lavoro, con riferimento al lavoro domestico e di sostegno alle persone. Attendo risposte che non verranno. Premetto, a scanso di equivoci, che legiferare tramite la decretazione d’urgenza è uno strumento che ho sconfessato anche durante i governi Berlusconi e Renzi, proprio perché manifestano la debolezza politica degli attori proponenti e sminuiscono il ruolo del Parlamento, spesso sotto mira della questione di fiducia posta durante l’iter nelle camere del decreto proposto. Capite perché Di Maio oltre ad essere cialtrone è anche vile? ha scritto per scrivere, perché doveva far vedere che lui decretava… Taccio, che è meglio.

Passiamo al nocciolo della questione. Siamo in piena estate, momento dell’anno in cui il welfare va fortemente in crisi perché molte strutture chiudono, perchè ci sono le ferie, perchè il peso di una società che sta invecchiando viene scaricato sotto la calura delle nostre città, relegata al silenzio. In questo frangente molte famiglie rinnovano contratti, dispongono soluzioni, insomma si avvalgono delle collaborazioni familiari, anche per godersi quel minimo di ferie, diritto legittimo e irrinunciabile per Costituzione. Parliamo, stando alle cifre del lavoro domestico regolarizzato, di un contesto che riguarda quasi un milione di famiglie, contando quelle che tra bambini, disabili gravi e anziani usano questo strumento per tenere alto lo standard di qualità della vita dei propri congiunti.

Dov’è il trait d’union tra tutto ciò? Il decreto del sig. cialtrone Di Maio è immediatamente applicabile, sino al termine di 60 giorni previsti per legge, ovvero sino al termine dell’iter parlamentare. Quindi moltissime famiglie si sono ritrovate a dover gestire dai primi giorni di luglio un aumento nei costi di rinnovo e mantenimento del lavoro di collaborazione familiare e aiuto alle persone non autosufficienti, considerando che molte famiglie si avvalgono di questi strumenti a chiamata, oppure con contratti part-time. Anche perché si sa, chi presta servizio in una casa lo presta almeno in tre.

Lui che fa, con urgenza, per governare una questione strutturale? rende più costosi il rinnovo dei contratti a termine ma, anziché individuare e colpire le storture nell’industria, nel turismo e nell’artigianato (dove invece vuole introdurre nuovamente i tagliandini a prestazione), colpisce le famiglie, dove il lavoro di collaborazione e assistenza alle persone doveva essere escluso proprio per le sue caratteristiche particolari, ovvero la repentinità di cambio delle circostanze e degli equilibri tra datore di lavoro e prestatore d’opera. Un genio insomma.

Contiamo quindi, tra anziani, collaborazioni familiari, malati di Alzeimer e disabili gravi non autosufficienti un milione (e la stima va veramente a ribasso) di posti di lavoro che da domani costeranno di più, facendo gravare una cifra importante di molte decine di milioni di euro su di loro, anzichè a loro destinarli. Robe da pazzi!

Considerando che molte di queste famiglie si avvalgono di assistenti personali per anziani e disabili, sarei curioso di sapere che cosa pensa l’altro cialtrone travestito da ministro, il sig. Lorenzo Fontana )all’epoca a capo del Ministero per la Famiglia e la Disabilità, poi ridenominato Ministero per la Famiglia, NDA), proprio in virtù del fatto che questi aspetti del welfare ricadono nelle sue competenze.

In bocca al lupo a tutti, augurandoci di non avere mai bisogno dell’aiuto di altri per vivere degnamente, altrimenti la dignità di quel decreto ce lo farà costare caro!”.

P. S.: alla luce del Coronavirus, potete leggere la richiesta al Governo di queste settimane da parte del mondo del terzo setore nel post che segue, dove però emergono i tratti di un welfare in sofferenza per carenza strutturale di interventi della politica.

http://www.vita.it/it/article/2020/04/01/terzo-settore-fiaschi-un-fondo-nazionale-per-ripartire/154796/

Inoltre, molte problematiche sono ancora vive e mal vissute dal mondo del terzo settore. Alcune istanze potete rintracciarle anche in quest’altro mio post, successivo a questo, dove si poneva alla platea politica un certo tipo di considerazione del mondo della disabilità, della terza età, dell’infanzia.

https://oppostevisioni.wordpress.com/2020/04/30/la-politica-per-i-malati-disabili-anziani/

NB: articolo pubblicato il 22/7/2018

Categorie:memoria futura

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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