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L’arrivo e l’accoglienza in un contesto urbano ricco di biodiversità ed umanità.

Quelli che seguono sono gli estratti di due articoli scritti al principio del nostro viaggio lampedusano del 2016, con i titoli “L’arrivo e l’accoglienza” – il primo – e “La dimensione urbana di Lampedusa” – il secondo -, dove si raccontavano vari aspetti dell’isola, ma soprattutto gli incontri carichi di umanità. Oggi (2020, NDA) voglio ritornare a ringraziare Paola e Melo per tutti gli stimoli che ci trasmisero all’epoca, che oggi ancora ci accompagnano e danno linfa alla voglia di ritornare che abbiamo a quelle latitudini.

Il primo post, scritto dopo la prima notte sull’isola, raccontava che “In questo viaggio le aspettative sono tante, riferite principalmente alla sua elaborazione mentale. Che Lampedusa troveremo? Quanto ci faremo coinvolgere? Come ci relazioneremo? domande che hanno trovato subito una risposta appena atterrati nella piccola porta D’Europa, ultimo lembo d’Italia. Paola e Melo, operatori turistici rintracciati tramite la Guida “Lampedusa” a cura di Ivana Rossi, edita da AltraEconomia (che potete vedere recensita qui),

http://viaggiwwfnature.it/3379-la-natura-selvaggia-di-lampedusa-un-viaggio-e-una-guida-per-scoprirla/

sono due persone inclini all’accoglienza.”.

Il B&B di Paola e Melo che ci ospitò, e spero che torni presto a farlo, è questo…

http://www.paolaemelo.it/main/home.jsp

Ma riprendiamo quel racconto: “Isolani di adozione, hanno stabilito in questa scheggia di terra nel Mare Nostrum di stabilirsi e vivere. Persone molto attente anche nel coinvolgimento rispetto alle dinamiche che succedono man mano. L’approccio è stato di quelli che non ti aspetti, per vari motivi. Il Mare, ovviamente, non aveva bisogno di essere presentato. Ma ci ha lasciato subito perplessi invece la condizione delle coste, quando loro stessi ci hanno riferito che in questo periodo dell’anno (aprile 2016, primavera, NDA), nel quale l’Isola esprime la sua essenza di meta turistica slow, i litorali invece sono sporchi e la pulizia autentica tarderà da venire. Si tratta per lo più di Posidonia, ma non mancano le tracce di quell’umanità abbruttita, che oltre a consumare, e magari anche male, si ritrova poi ad usare il mare come grande immondezzaio, che nei giorni di levante a Cala Pisana restituisce tutto. Abbiamo preso poi tutte le informazioni per osservare l’isola anche dal di dentro, scoprendo con gran piacere che sono in corso in questi giorni attività di catalogazione della biodiversità, e cercheremo  di rendervi conto anche di tale attività, con qualche impressione, legata chiaramente anche a questa importante operazione di tutela della biodiversità isolana. Poi i lampedusani. La gente incline alla gentilezza, quella poca incontrata in un pomeriggio festivo che vedeva una comunità sonnecchiosa. Ovviamente si sa, non sempre i tempi di turisti e locali coincidono, non per lo meno il primo giorno. Ma da quel piccolo assaggio della Comunità, perso tra un cocktail di frutta e la crema di pistacchio, seduti in via Roma tra discorsi legati alla solidarietà e alla capacità di adattarsi di quest’isola a ciò che accade attorno, possiamo dire che è un’isola che in qualche modo si presta ad accogliere. Nello stesso pomeriggio poi abbiamo scoperto, rapidamente rispetto ai tempi che credevamo, quanto quest’isola sia ineluttabilmente legata alle lotte dell’emigrazione disperata dalla vicina, vicinissima, Africa. Infatti tra gli incontri particolari del primo giorno abbiamo incrociato l’esistenza di C, nell’isola per raccogliere informazioni, osservare e dare una mano in relazione alle dinamiche migratorie e agli arrivi. Non una giornalista, bensì una donna che dal profondo Nord si è spinta nell’estremo Sud per capire come e cosa fare per alleviare le sofferenze per chi vede solo nella fuga la possibilità di ritornare ad esistere. Ieri sera (25-04-2015, NDA), infatti, attorno alle 21:30 c’è stato uno sbarco, di quelli programmati ovvio, gente già salvata in mare che per la primissima accoglienza viene condotta qui. Un altro è previsto oggi, e poi chissà. Incroceremo per quanto possibile anche noi questi destini in fuga, cercando di dare, ma da quello che abbiamo capito “dare” nel senso più alto del termine, non è facile. In effetti ciò che ci colpisce è l’impossibilità di poter dare, per la cortina di burocrazia che anche in questo lembo di terra, in perfetto stile italiano, si crea tra chi necessita e chi desidera dare solidarietà.”.

Il secondo post ci restituisce un viaggio nella comunità e nel suo contesto urbano, che iniziava con queste riflessioni: “Se esiste una dimensione urbana, di fatto ci sarà una dimensione extra urbana. Ovvio. Quindi entriamo nel secondo aspetto, quello riferito all’ecosistema di Lampedusa. Un’isola, appunto, piccolo approdo all’estremo sud d’Europa, che geograficamente è Africa. Un’isola piccola, certo, ma che ha una sua struttura urbana. E se con la solita sufficienza pensiamo ad un borgo, un piccolo centro, dove null’altro può esserci se non solo l’approccio slow alla vita, dobbiamo in parte ricrederci perché in verità a delle sue problematiche, legate per esempio all’approvvigionamento di ortaggi e verdure. Come ogni contesto urbano dove si presenta questa sfida, anche a Lampedusa ci sono degli orti urbani. Paola ci propone di partecipare ad un incontro di un progetto di Orti urbani. A Lampedusa? Si, perché no? C’è l’esigenza, c’è l’utenza, c’è il luogo. Il progetto nasce con l’intento di dare una possibilità ai lampedusani di poter tutelare e curare un pezzo del territorio, in pieno centro, nei pressi di Piazza Brignone. Ma anche di dare la possibilità di procurarsi prodotti che, se a volte simbolicamente, coprono il fabbisogno dei cittadini, soprattutto in termini di soddisfazione, ma anche in termini di nutrimento. Sul luogo mi soffermerò tra poco, ora due parole sull’esperienza. Il progetto nasce dall’incontro di “Terra!” onlus e Lega Ambiente. Vengono coinvolti gruppi di amici, un centro diurno di riabilitazione di utenti con problemi psichiatrici (altro aspetto che sarà trattato a breve, anche se solo in accenno), e, le più adorabili ed efficaci, le “mamme lampedusane”, invidiate per i risultati dell’orto… Amuri de matri! L’incontro del giorno è con M., appassionato di botanica del Nord, che tiene un seminario di confronto e incontro sulle piante eduli. I presenti sono tutti molto interessati e attivi, sia nel recepire le informazioni di M., ma anche nel confrontarsi tra loro, in un dialogo intergenerazionale, sugli usi di queste piante, parte preziosa della biodiversità lampedusana; il confronto è dominato dalle ricette della signora Anna, autentico salvadanaio di memoria per usi e nomi delle piante descritte dal botanico. Come accennavo, tra le varie realtà degli orti urbani, ci sono gli utenti del centro diurno che ha in carico la riabilitazione dei lampedusani con problemi psichiatrici. Non sono tanti, ma nemmeno pochi. Il centro risulta, con questa ed altre attività, un’alternativa ad una vita in penombra, che come sappiamo è una questione aperta un po’ ovunque nel nostro Bel Paese, al sud in particolare. Esiste anche qui un sentimento di “vergogna”, ci spiega M., che è stato difficile da scardinare. Ma i risultati ci sono tutti, e l’orto ne è testimonianza, dandoci da mangiare, alimentando il pranzo settimanale in struttura con gli utenti. Da da “vivere”, perché si organizzano dei mercatini solidali nei periodi di raccolto, anche se il “collocamento mirato” non è di fatto possibile in questo contesto socio-territoriale. La solidarietà, già, elemento che emerge sempre a proposito di migranti. Ma la solidarietà tra lampedusani c’è? Si, ci spiega M., di fatto si. Non è stato facile all’inizio della loro attività, ci informa, ma l’isola si presta comunque al volontariato e al mutuo aiuto, e la solidarietà non manca, manifestandosi di frequente. Forse è l’inclusione a mancare, sottolinea, come d’altronde nel resto del Paese. Quei processi di inclusione che dovrebbero essere scontati, alla luce di tante dinamiche e norme (Convenzione in testa), ma che fatica a realizzarsi in un corpo sociale sopito e indifferente come il nostro. E ovviamente accade anche qui, piccolo punto nel mare magnum. Forse non te lo aspetti nel caso di Lampedusa, dove l’immagine è pervasa da un alone di buonismo, nel crederla assolutamente solidale come comunità. Invece no, si fatica anche qui. Qui anche si manifestano quelle distorsioni culturali.

Ma chiudiamo con un accenno sulla location degli orti urbani di Lampedusa; il luogo, riguarda di fatto il recupero di questo appezzamento di terra nei pressi di piazza Brignone. Infatti il progetto si sviluppa nell’area archeologica dell’isola, in pieno contesto urbano. Quest’area archeologica è stata considerata sempre di scarsa importanza, quindi era diventata di fatto una specie di discarica. Il progetto ha avuto chiaramente il primario obiettivo di recuperarla, dandole un nuovo senso, manutenendo di fatto anche l’attiguo scavo. Ma ci chiediamo: per quanto scarsamente importante per la scienza può essere, per l’isola non ha nessun senso? Non crediamo che ciò sia possibile, quindi ci lascia profondamente perplessi il fatto che a nessun amministratore venga in mente di chiedere approfondimenti alla sovraintendenza di riferimento o allestire una sorta di studio per la conservazione della “memoria”, rappresentata ovviamente da quei pochissimi resti donati dagli scavi. Nessuna testimonianza della Storia è di scarsa importanza, se importanza hanno anche i resti di un incendio domestico.”.

P. S.: L’origine dell’esperienza degli orti comunitari a Lampedusa sono presentati da Paola, la proprietaria del B&b citato negli articoli, in questo post del 2014

Gli orti comunitari di Lampedusa

Quell’esperienza poi ha portato a questa recente evoluzione…

https://www.balarm.it/news/a-lampedusa-la-prima-coop-agricola-sociale-tra-orti-urbani-e-sementi-delle-pelagie-117509

Noi, nel mentre, sogniamo di ritornare sull’isola Porta d’Europa…

NB: articoli scritti il 26 e 27 aprile 2016.

Categorie:memoria futura

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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