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Peppino Impastato: una storia dell’impegno civico contro la mafia.

“I cento passi”, film sceneggiato da Claudio Fava, Marco Tullio Giordana, Vanda Vaz e Monica Zapelli, è un film drammatico che racconta la biografia dell’attivista comunista Peppino Impastato, di cui oggi (9 maggio 2020, NDA) ricorre il 42° anniversario dalla morte, o martirio se preferite. La pellicola firmata da Giordana offre uno spaccato interessante sulla logica affarista della mafia siciliana tra gli anni Cinquanta e Settanta, con la descrizione della figura del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, nonché la vicenda, legata a quella del protagonista, della mitica Radio Out, fondata da Peppino in chiave di lotta alla mafia, quando di mafia ed Antimafia non si parlava, quando l’opinione pubblica non ne era ancora consapevole.

Film: I cento Passi, 2000, regia di Marco Tullio Giordana, Italia, prodotto da Titti Film, Rai Cinema e TELE+, distribuito da Istituto Luce e Medusa Video, 114 minuti.

Cast (personaggi principali): Luigi Lo Cascio (Peppino Impastato), Luigi Maria Burruano (Luigi Impastato), Lucia Sardo (Felicia Bartolotta), Paolo Briguglia (Giovanni Impastato), Tony Sperandeo (Gaetano Badalamenti), Andrea Tidona (Stefano Venuti), Claudio Gioè (Salvo Vitale), Domenico Centamore (Vito), Ninni Bruschetta (cugino Anthony), Paola Pace (Cosima), Pippo Montalbano (Cesare Manzella).

Trama: dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, questa pellicola racconta il suo impegno nella lotta alla mafia nella sua Sicilia. Il titolo prende il nome dal numero di passi che occorre fare per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti. Il giovane Peppino cerca con il suo impegno politico di sfuggire all’inesorabile legame con l’ambiente mafioso che il padre Luigi non ha la forza di spezzare. Il percorso controcorrente di Peppino nasce da bambino quando è attratto dalla lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso e grazie all’incontro con il pittore comunista Stefano Venuti, lotta a cui poi prenderà attivamente parte una volta cresciuto; in quegli anni di adolescenza, il rifiuto del padre biologico e della famiglia intesa in senso mafioso e il formarsi con il pittore idealista, sua guida etica, rappresentano i veri punti di svolta. Il giovane Peppino Impastato fonda una rivista locale di lotta socialista e scrive vari articoli, uno dei quali è intitolato La mafia è una montagna di merda, che lo rendono malvisto agli occhi della criminalità. Quando viene ostacolato nella sua ispirazione giornalistica a mezzo stampa, fonda Radio Aut, da dove attacca e schernisce la mafia di Cinisi. Candidatosi alle elezioni comunali per il partito Democrazia Proletaria, è profondamente turbato dagli avvenimenti legati al rapimento di Aldo Moro. La sua morte avviene a campagna elettorale ancora in corso con un attentato realizzato in modo da far inizialmente credere che si trattasse di suicidio, circostanza subito contestata dai suoi amici e compagni di lotte, ma avvalorata dal depistaggio messo in atto durante le indagini, incoraggiato dal ritrovamento di un biglietto giovanile durante una perquisizione che recitava “voglio lasciare la politica e la vita”.

Recensione: Questo è indiscutibilmente un film sulla mafia, ma anche un film sull’energia e sull’immaginazione di un gruppo di ragazzi che hanno osato sfidare il mondo, nella speranza di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare e sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. Questo tratto, a mio avviso fondamentale della storia (oltre che del film), si condensa nelle frasi urlate da Peppino sotto casa di Badalamenti dopo aver percorso con il fratello i cento passi che separano le due abitazioni: «Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare… prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!».È In sostanza è un film sulle utopie, sull’impegno e sul coraggio dei ragazzi siciliani del ’68. Se oggi nessuno può fingere che la mafia non esiste molto si deve all’esempio del senso civico e della civica disobbedienza di Peppino. Per questo si tratta di un film di impegno civile (che non si vergogna di citare il Rosi di Le mani sulla città) che si assume il compito di ricordarci che la lotta a quel complesso fenomeno che passa sotto il nome di mafia non appartiene a una sola parte. Concordo con il riconoscimento della bravura di una formidabile squadra di attori come elemento essenziale del successo del film, tra cui si distingue quella di Luigi Lo Cascio, divenuto uno tra gli attori italiani di maggior pregio in seguito a questa sua prima e magistrale interpretazione.

Peppino Impastato venne ucciso la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del delitto Moro. Messe in ombra dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine passarono praticamente inosservate e restarono ignote alla massa per più di vent’anni, sino all’uscita di questa pellicola, eccezionalmente diretta e interpretata dal cast con profondità.

In conclusione non posso negare che questo film mi ha accresciuto e affinato i miei gusti musicali. Quando sento questo brano di Janis Joplin

https://oppostevisioni.wordpress.com/2020/05/09/summer-time-di-janis-joplin/

e questo celebre brano dei Procol Harum

https://oppostevisioni.wordpress.com/2020/05/09/a-whiter-shade-of-pale/

mi commuovo, sia per la bellezza delle canzoni, che per il richiamo alla mente della storia straordinaria e tragica di Peppino.

Qui potete guardare il thrailer del film, Che consiglio a tutti di vedere e rivedere.Che consiglio a tutti di vedere e rivedere.

Categorie:La mafia è una montagna di merda TV&radio

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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