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, L’autonomia? Non sintomo di dignità, ma segnale di truffa…

Per Memoria Futura vi propongo tra virgolette un articolo del lontanissimo 2013, dove evidenziavo alcune questioni legate alla trattazione della disabilità dai media, in tutte le sue sfaccettature. Molte di tali riflessioni poi sono state approfondite Qui.

Ciò che mi scandalizzò all’epoca fu la rozzezza con la quale un organo di stampa importante come “La Repubblica” trattasse certi temi, Con molto sensazionalismo, perplessità dovute al fatto che si trattava di un aspetto sensibile come le truffe allo stato da parte di falsi invalidi, nervo scoperto nel nostro Paese. L’intero impianto di questi pensieri lo reputo ancora valido, perché molti altri sono stati gli episodi di cattiva informazione intercorsi in questi anni. La proposta ancora del tutto valida, perché inevasa. Buona lettura.

““Prima ancora di passare all’analisi, specifico che i falsi ciechi di Palermo lo sono. Si. Non ho dubbi. Ma li ho per le affermazioni degli inquirenti. Quando vengono divulgate queste notizie ricordate che esiste una cosa che voi non avete, signori della Guardia di Finanza, signori giudici, signori funzionari INPS. Molto spesso dietro i vostri accertamenti manca la valutazione del parametro affermato in leggi internazionali, ratificate dal nostro Parlamento, ovvero la Dignità. e leggetevi la dichiarazione dell’ONU sui diritti delle persone disabili.

Ma veniamo al dunque. Le argomentazioni esposte di seguito saranno di tre ordini: 1 l’affermazione che quelli di Bagheria sono falsi ciechi. 2 il perché lo sono ma per ben altre motivazioni espresse dagli inquirenti di Palermo ; 3 la totale inadeguatezza di quella classe dirigenziale a svolgere indagini e la richiesta di commissioni ad hoc per risolvere la questione, ma composta dai migliori e più colti agenti dello Stato. Andiamo per ordine.

I pezzi visti online sui fatti siciliani sono molto simili tra loro. Evidentemente tutte le testate (aspetto sul quale ora non mi dilungo)hanno usato le veline GDF, pari pari, per dare la notizia. E ad eccezion fatta delle testate giornalistiche nazionali, che ricamano la notizia in chiave governativa, tutti gli altri canali di informazione non si prendono la benché minima bega di approfondire la notizia; rammarico, sul quale ripeto, tornerò poi. Signori giornalisti da urlo, presto o tardi ne avrò anche per voi, in difesa dei vostri colleghi onesti in primis. I fatti dicono che questi signori avevano una certa autonomia sulla quale non potevano riscontrarsi assenze tali della vista, quindi seppur minime effettivamente le capacità di vista c’erano. L’infrazione loro contestata è quella di aver dichiarato di essere “ciechi assoluti”, quando in verità non erano tali. Non sapremo mai se magari questi fossero con microlftalmo, monocoli, ventesimisti, glaucomati, colobomizzati, o magari chissà quale patologia che ne riduceva la capacità normale al vedere, ma di certo non ciechi assoluti. Chi non si accompagna al muro, al bastone, ad un cane o ad un braccio in effetti non può essere sempre certo al 100% di intraprendere la traiettoria giusta. E quindi evidentemente anche fossero ombre o sagome, loro le vedevano. Quindi sono “falsi ciechi assoluti”. Una considerazione: un ambiente conosciuto, a partire dalla propria casa, il quartiere, strade note, un cieco che sia in grado di deambulare le affronta tranquillamente anche senza supporti esterni. Si contano passi, si ascoltano suoni, ci si regola dalla presenza o meno di un’apertura d’aria in prossimità di una strada. Ma per carità, queste son robe per ciechi fenomenali dell’estero, magari, ma questi erano tre anziani, ignoranti forte, che il medico accondiscendente l’hanno trovato. Eccoci al punto. Gradirei dai Signori inquirenti che, una volta tanto, nel dare le veline l’attenzione fosse spesa verso coloro che quelle pensioni le hanno rilasciate,perché potrebbero essere quegli stessi dirigenti medici INPS che oggi vi dicono di indagare. Le commissioni mediche infatti mutano con una certa lentezza, almeno nelle loro componenti dirigenziali. L’assunto, brevissimo, è questo:nel caso dei due fratelli dichiarati ciechi nel 1988 ne sono passati ben25, devono essere stati visitati, la loro pratica accertata e inoltrata all’allora ministero erogante, quello del Tesoro. Una firma questi l’avranno dovuta mettere, e non per la firma in sé, ma per la più o meno capacità di inquadrare e tenere il rigo, e qualcuno li ha seguiti con lo sguardo…

Passiamo al secondo punto, cioè il fatto che questi non sono falsi ciechi per i deliri dei finanzieri inquirenti. Non si è falso cieco se usi internet, scatti foto e le condividi sui social, eviti un ostacolo, se spazzi, se cucini. Perché sennò io, sano portatore di due bellissime protesi oculari con iride dipinta a mano di color verde bosco, sarei il primo falso cieco. Poi se sia invalido o meno, se mi sento disabile o meno, è un altro paio di maniche,ma non sono falso cieco. Quindi i signori di Palermo sono falsi ciechi perché giocavano a carte senza toccarle e non perché giocavano a carte. Insomma, perché da ciechi non usavano il senso deputato a sostituire la vista: il tatto. Passatemi un’altra considerazione: siete, voi signori finanzieri inquirenti di Palermo, degli operatori che fanno male il loro mestiere. Si, perché avete per uno di questi falsi ciechi affermato che è tale in quanto titolare di un auto. Ma se è lo stato ad agevolarminell’acquisto di autovetture, anche se cieco, oltre che ai disabili tutti e addiritturaloro familiari, abbassandomi l’IVA dal 20% al 4%, esentandomi dal bollo; e diròdi più: alcune compagnie di assicurazione danno sconti a persone disabili titolarid’auto. Ma questo lo sapete? A no? Perché che non lo sappia colui che mi staleggendo, senza handicap e magari anche senza macchina, mi disturba poco, ma tuche devi incrociare i dati… insomma un po’ coglione lo sei…

Appurato che quelli di Palermo non sono ciechi assoluti, che i finanzieri inquirenti sono pagati dallo Stato per fare male il loro mestiere, che i medici non verranno mai toccati, che qualcuno su queste storie ci sta speculando e magari facendosi un po’ di sana carriera, veniamo alterzo punto, quello veramente più importante: i parametri, i criteri e le definizioni legate alla disabilità e all’invalidità. Il problema truffatori c’è, sia sul fronte “falsi” invalidi, sia su medici e funzionari corrotti, sia sull’omertà di chi sa e non parla. Prima di inoltrarmi nella questione, a proposito di quest’ultimo aspetto, volevo ricordare che a Taranto nel 2008 è stato scoperto un falso cieco che lavorava come centralinista nel locale carcere. Truffa perpetrata per 24 anni. Possibile mai che in un carcere, dico io… o complici, o omertosi, o in questo paese siam messi male….

Dicevamo, il problema falsi invalidi esiste, come esiste un problema “modernità” legato al concetto di disabilità. I riferimenti di legge più recenti che determinano i parametri risalgono a metà degli anni Novanta, quando il web e le tecnologie erano in fase preistorica; molti riferimenti normativi dedicati all’invalidità oltretutto risalgono ai decenni precedenti, quando il concetto di “differente abilità” era appena accennato e tutto era vissuto come un’eccezionalità, una quasi impossibilità, legata non alle condizioni economiche, no, ma a quelle personali. Si sa di ciechi elettricisti, ciechi impagliatori, ciechi professori e poi vennero i ciechi centralinisti. Se oggi ci sono ciechi ingegneri o ciechi imprenditori è il frutto della modernità, perché tecnologie e sviluppo del welfare ci hanno consentito di squarciare il velo di autoesclusione dalla vita lavorativa. Il problema è qui. E abbandoniamo i ciechi e la cecità. L’invalidità è considerata sulla base dell’incapacità al lavoro, quando questo del lavoro era un parametro fondamentale per determinare i rapporti sociali. Ora come ora, che il lavoro e le sue accezioni e definizioni sono in crisi sistemica postcapitalista, non si può ricondurre l’invalidità a quel solo parametro. Uno su tutti, nel mentre intervenuto, è la qualità della vita. L’invalidità poi è diversa dalla disabilità, ovvero il reale impedimento fisico o psichico. Non si possono legare l’invalidità e la disabilità ad un nodo stretto con i laci dellacapacità al lavoro e alla deambulazione, perché oggi, la deambulazione e la capacità a lavorare sono abbondantemente risolti come problemi da centinaia di “diavolerie moderne” che eliminano questi ostacoli: auto, robot, computer,sensori. Non sto farneticando, e chi conosce la domotica, ad esempio, lo sa bene. Quindi rimproverare ad una persona che è falsa cieca perché usa Facebook è proprio da ignoranti forti. Questi nodi vanno sciolti e dall’emergenza welfare si può giungere alla normalità delle vite solo tramite la presa di coscienza dello stato che non può lasciare a chiunque questa bega, perché moltidi coloro che indagano su questi fenomeni sono irriducibili ignoranti. E sono se non ignoranti, ben imbevuti di pregiudizi, anche quei funzionari e quei giudici che devono affrontare con le norme tali questioni. Sapete perché?Perché in Italia non esiste la “Cultura della diversità”,, men che meno la“cultura delle disabilità”, entrambe a fondamento della citata dichiarazione dell’ONU.

Per migliorare questo status quo occorrono i migliori dirigenti, burocrati, inquirenti. I migliori poliziotti e finanzieri. Adeguatamente aggiornati dalle parti in causa, che ascoltino il mondo dei veri disabili. Occorre insomma il medesimo atteggiamento che si è avuto per contrastare la mafia, che ha portato alla costituzione del D.I.A.; ecco, percontrastare i falsi invalidi e rimodulare dal punto di vista normativo la questione, servirebbe un Dipartimento Investigativo AntiTruffatore dei disabili. E lo auspico quanto prima, per le casse dello stato, ma ancor prima per la nostra dignità. Ricordando a tutti che qui si tratta, in un senso o nell’altro, di una questione di legalità, e noi italiani ne abbiamo veramente un gran bisogno.”.

NB: post scritto il 22/04/2013 a seguito della lettura di un articolo che raccontava le vicende sopra descritte, ma con un taglio per me vergognoso. Non giudico i fatti, ma il retropensiero. Larticolo era questo.

Categorie:memoria futura

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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