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pensieri centrifughi sul bene e sul male

A volte mi chiedo come sia possibile venirne fuori. E’ come se si volesse affermare continuamente il prevalere del male, sempre e comunque, sul bene. Non parlo di Religione, forse nemmeno di Filosofia. Il Male e il Bene non come categorie astratte, ma come comportamenti umani precisi, Male e Bene nel senso dell’evoluzione di una specie. A volte mi ritrovo a pensare nel mio intimo se non fosse la fine della Babilonia rastafariana. La fine di quel mondo perverso che ha ucciso e soggiogato. Non mi conforta. Non mi sento tra gli eletti. Ma posso mai rassegnarmi all’idea che la nostra è solo una fine di animali che non hanno saputo adattarsi? Nemmeno.

Difficilmente è opinabile che il mondo esisterebbe senza di noi, ma altrettanto difficile è accettare la possibilità che l’Uomo si stia distruggendo da sé. Il giusto è nel mezzo. Nell’altalenarsi oscuro delle molteplici sfaccettature dei comportamenti umani ascrivibili alle due categorie di prima, il Male e il Bene. Il male di sé stessi sugli altri, il Bene per sé e gli altri. E’ implicito che ogni comportamento può avere ricadute in un senso o nell’altro. Sono però condizioni da considerare lontani dalla propria coscienza. Anche per troppo bene si può involontariamente fare del male. Scendiamo ancora più a fondo.

Se non riconducibili a categorie astratte come la Religione o la Filosofia, non si parla di bene e di male assoluti. IL bene o il male assoluto è un concetto inesatto a causa della sua impossibilità a compiersi. C’è sempre dunque alla base una tensione verso l’uno o l’altro. Quindi è necessario anche valutare le conseguenze in piccoli o grandi dispiaceri o benessere provocato nelle nostre azioni, come multiformi e varie possibilità del nostro atto, individuale e collettivo.

Siamo giunti ad una soglia – al di là delle definizioni temporali – da dove non è possibile tornare in dietro. Arrivati qui, siamo ad un punto nel quale ci si impone obbligatoriamente delle riflessioni e la possibilità di valutare delle scelte in loro conseguenza.

Siamo inopinabilmente arrivati ad una tendenza a far prevalere ogni aspetto negativo dell’Umano essere su quegli altri che potrebbero anche comportare un maggiore Benessere, essere entità che muovono verso il bene per sé e gli altri. Come traduco? Non è possibile ad esempio che non si riesca a concepire in alcuni di noi il fatto che si perseguono fini contrari allo stare al mondo. Ruberie, inganni e scelte egoistiche sono elementi archetipi riconducibili alla gran parte del genere umano, compensato dall’atteggiamento contrario, quale onestà, umanità ed etica. I politici che non vogliono cambiare, la società che non si vuole aprire, le istituzioni che non vogliono migliorare. Ogni forma di consorzio umano, ogni forma di organizzazione, spesso parte con gli elementi negativi intrinsechi.

Il macellaio non fa lo scontrino, l’ONU non interviene per dirimere controversie. Il politico, l’imprenditore, come il macellaio o il libero professionista, l’Uomo come la donna, il cittadino come l’associato, spesso portano avanti i rapporti umani e le dinamiche soggettive verso uno stato di conflittualità sempre aperto. Sempre in accezione negativa, sempre in autodifesa. Fino ad arrivare alla tensione estrema del farsi del male da sé, che è la forma più esemplare di disprezzo verso la specie, E’ qui interviene la tendenza di cui sopra.

Le alternative sono nette, anche se non esistono nemmeno qui azioni oggettivamente assumibili come assolutamente positive o assolutamente negative. O l’Uomo si ferma. D’istante. In questa stasi comprendere le reali differenze (causate dalla molteplicità degli aspetti umani) e portarci verso un livello antropologicamente tollerabile di adattamento. O l’Uomo continua verso questa direzione a passo spedito, fino ad arrivare ad un collasso di sé stesso, e non del mondo.

Non esiste stasi plastica.

Non c’è distruzione assoluta. 

Categorie:diversità

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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