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Partire dal basso…

In questi ultimi giorni ho spesso riproposto in Memoria futura articoli dal vecchio blog che riprendessero il pensiero sul ruolo delle disabilità nel senso attivo della valutazione politica, al punto di farsi di tanto in tanto spunti di un processo di policy making, che nei fatti però non è mai decollato e non ha mai preso quella piega, nonostante soggetti associativi, personalità e studiosi vari indicassero quella stessa direzione spesso da me tracciata nei termini politologici o dell’analisi delle politiche pubbliche. Tra virgolette un post dell’aprile 2014, dopo il blocco di articoli ripescati da un lontano, ma molto simile ad oggi per questioni rimaste aperte, 2013.

“Fruibilità è il termine che condiziona la mia esistenza e quella di milioni di cittadini. Si tratta di ciò che manca spesso al territorio per tanti motivi non solo strutturali. La Fruibilità sotto intende la “semplicità” del suo manifestarsi o meno. Quando cammino per strada mi rendo conto che la Fruibilità soggettivamente o oggettivamente intesa è un discorso anche culturale. L’infrazione (responsabilità soggettiva) e l’inefficacia o inadeguatezza strutturale (responsabilità pubblica), rispondono comunque a degli attegiamenti che portano i più a far ignorare le altrui esigenze. E’ come se, rifiutando l’idea dell’alterità, tanto mal agiscono che rendono la vita impossibile al resto della comunità; se con pubbliche responsabilità, ad esempio, “costruiscono” senza sottintendere l’utilizzo di quel manufatto, fermandosi solo al rispetto di qualche norma o geometria.

Un modello basato sulla valutazione dell’utilità al pubblico secondo il concetto della fruibilità, che molti dovrebbero e potrebbero adottare, ritengo vada visto in questa duplice lettura. Se amministratori della cosa pubblica o con una responsabilità sociale, adottando la visione dell’”alterità”, dunque dell’”universalità” della soluzione. Pensare alla fruibilità reale del territorio e dei servizi, prima ancora che del rispetto del tal comma. Se privati cittadini con il più semplice dei gesti, ponendosi una domanda: con il mio atteggiamento impedisco la libertà altrui? E’ una domanda semplice con risposte immediate. Basta aprire gli occhi e guardarsi attorno, fisicamente e mentalmente. Torno a me e ciò che vivo. Le mie difficoltà maggiori, ad esempio, oggi sono dovute alla mancanza di fruibilità del territorio. Tant’è vero che quello che mi riesce meglio è muovermi a piedi. Gestire l’Ufficio (siamo nell’aprile 2014, a pochi mesi dall’avvio della vecchia attività di servizi turistici nel Salento, NDA) a poche centinaia di metri da casa mi consente di avere una vita lavorativa proprio perché non dipendo per recarmici. Mi chiedo però come poter solo pensare di muovermi su di un territorio per lavoro, raggiungere autonomamente gli snodi di trasporto, ecc.; come vivere il territorio insomma. La politica ha una responsabilità enorme, sia nei termini di assoluta nefandezza nella gestione, realizzazione e manutenzione della rete viaria, sia nei termini di mancata evoluzione del meccanismo di trasporto locale. Il territorio rimane fortemente centralizzato attorno a pochissime città. Già nel capoluogo (mi riferisco a Lecce, NDA) il servizio di trasporto urbano è scarso, figurarsi in provincia. Ma responsabilità sono anche soggettive, se penso alla scarsa presenza della modalità del carPooling o simili. Auspico quanto prima il coraggio di operatori economici, organismi ed enti di vedere sotto una luce nuova ogni intervento con proprie azioni, valutando “fruibilità”, “responsabilità” e “sostenibilità” delle proprie scelte, agli individui di considerare non solo se medesimi, ma anche gli altri, nei minimi gesti come nelle azioni sociali. Delle conseguenze negative derivanti dalla cultura distorta del soggettivismo sterile, ne avete tutti visione. La maleducazione per strada, dal parcheggio indebitamente occupato, fino al mancato adeguamento delle strutture o la distorsione di denari dal welfare all’appalto, insomma ogni gesto può rendere la vita difficile e il territorio non fruibile. Troveremo presto la giusta strada? Buone chances ci sono, potremo sfruttarle solo se ognuno lascia un po di interesse particolare per guadagnarne in stima e reciprocità. Nulla muterà se non contribuiremo noi al suo mutare. Partire dal basso, appunto…”.

Questo post riletto oggi nel 2020 mi fa sorridere, perché all’epoca già usavo il motto che accompagna OpposteVisioni; mi fa sorridere pure per come mi prendevo ironicamente in giro negli articoli. MI fa sorridere meno, ma pensare molto di più, rivedendolo alla luce della crisi attuale del COVID19, dove siamo collettivamente chiamati alla sfida di compiere un passo indietro perché tutti possiamo poi essere protetti, alla pari, tutelati socialmente, se volete. Il welfare poi assume una valenza particolare,dove emergono crisi strutturali e defezioni sistemiche; ecco il perché nel riproporvi queste vecchie riflessioni, ma attuali se viste con il parametro della cronaca contemporanea.

NB: scritto l’11/04/2014

Categorie:memoria futura

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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