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Due di Alan Bennett (il Primo): “Nudi e crudi”.

Difficilmente mi avvicino alla letteratura britannica o americana, ho questo limite. Di solito, quando lo faccio me ne pento, perché abituato come sono alla lettura di autori di cultura latina (sudamericani, portoghesi, francesi e spagnoli, oltre che i nostrani), quel tipo di letteratura, quel modo di scrivere, quegli stili a volte troppo asciutti mi lasciano perplesso. Alan Bennett, nella lettura di un suo romanzo (il primo che mi è capitato), non smentisce questa mia impressione. 

Il libro: Alan Bennett, “Nudi e crudi”, 2001, Adelphi, traduzione di Giulia Arborio Mella e Claudia Valeria Letizia, pagine 95.

Trama: rientrando da una serata all’Opera, i signori Ransome si ritrovano in un appartamento completamente ripulito. un riazzeramento della vita che porta l’agiato avvocato londinese e la sua pacata signora a curiose reazioni, tra loro diametralmente opposte. non solo i gioielli: i ladri si erano portati via proprio tutto, forno con arrosto, moquette, abiti e persino il rotolo della carta igienica. Non era rimasto nulla, niente di niente. Le conseguenze sono ad un certo punto grottesche, come le cause di questo mistero.

Recensione: forse non ho gli strumenti per apprezzare fino in fondo questo autore. Alan Bennett, molto attivo nella scrittura per il teatro, alla prova del romanzo si porta dietro uno stile troppo asciutto, tipico di molti autori di lingua inglese. Il ritmo è un po’ lento, anche se l’ironia (descritta come esilarante, ma a mio avviso più un garbato humor) pennella di colorato un piano sostanzialmente grigio. “Nudi e Crudi” è la prima delle due opere lette di Bennett con l’ausilio della voce di Paola Cortellesi per conto della Emons Audiolibri, e al secondo ci sono arrivato per il principio che occorre dare e darsi una seconda possibilità per dire se un autore ci piace o meno. Comunque la storia è una rappresentazione dell’assurdo, che solo verso la fine dispiega un certo colpo di genio, restando però inglobata da un ritmo lento, dove la ridondanza delle situazioni e il continuo richiamo ai due personaggi principali è quasi assillante. Si nota anche una certa critica della politica e della società inglese contemporanea, questo sì. Mi ripeto per una nota positiva: credo di non avere gli strumenti idonei per affermarlo con un margine ampio di certezza, ma ritengo che la traduzione sia comunque buona. Infatti è lo stile ad essere asciutto, non la lingua come strumento di narrazione. Lo consiglio, ma moderatamente.

NB: dell’opera di Alan Bennett ha curato una trasposizione in audilibro Emons Audiolibri, con una lettura di Paola Cortellesi.

Categorie:TV&radio

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

4 replies

  1. Io lo lessi tanto tempo fa e mi colpì. Credo che oltre allo stile, sia difficile interpretarlo: bisogna masticare lo humor inglese, base che a me manca. Però in generale è interessante: può rappresentare un primo approccio a questo genere. Di suo, ho letto anche la cerimonia del massaggio

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    1. Ho letto e recensito anche La Sovrana Lettrice, che risulta molto più ironico e avvincente, ma probabilmente conta anche la predisposizione all’humor inglese, anche per me è un po’ ostico. Può essere che mi sbaglio, ma da una veloce ricerca credo che questo sia il suo primo romanzo, trattante opere teatrali. Mi segno nella lista questo che mi suggerisci 😄

      Piace a 1 persona

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