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Ad Alta voce: tra approccio empatico alla letteratura americana e scoperta di classici italiani.

Cara lettrice e caro lettore, si… è vero. Ho apparentemente interrotto i feedback letterari sugli audiolibri della trasmissione Ad Alta Voce di Rai Radio 3 e le relative impressioni d’ascolto, ma non si sono interrotte le letture; in queste settimane, nella solita modalità serale – come spiego qui -, ci siamo avvicinati a titoli importanti, che sopratutto per la letteratura americana rappresentano delle prime letture. Le opere delle quali voglio restituire un feedback sono “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, “Amatissima” di Toni Morrison e “Agostino” di Alberto Moravia. C’è un curioso particolare per la scelta di queste opere, ma non ve lo dico, voglio vedere se tra voi qualcuno con un alto spirito di osservazione è in grado di accorgersene. Di seguito delle recensioni travestite da impressioni e i link per ascoltare le opere in audiolibro. Ma partiamo dalla letteratura nostrana.

Agostino

Di Alberto Moravia, al secolo Alberto Pincherle, uno degli scrittori italiani più importanti del Ventesimo secolo, difficilmente si conserva un ricordo al di là degli studi di antologia della nostra letteratura. Eppure, come per Manzoni, il suo stile e le sue opere sono, se decontestualizzate dai costumi coevi dello scrittore, molto contemporanei per profondità e tematiche poste, come appunto nell’opera “Agostino”. Il romanzo, letto nella versione radiofonica dall’attrice fiorentina Alba Caterina Rohrwacher, narra la storia di un ragazzo tredicenne che trascorre le vacanze estive al mare con la madre ancora giovane e piacente. Si tratta di un quadro efficace sui turbamenti di un adolescente, dove emergono anche le differenze sociali di un’Italia apparentemente lontana da quella di oggi. Agostino infatti è nato in una famiglia borghese , mentre il complesso degli altri personaggi appartiene a strati umili della locale società. Il protagonista scopre con sorpresa che gli amici conquistati in quella calda estate trascorsa in Versilia parlano di sua madre come di una donna immorale e di facili costumi, restando stupito da questi giudizi. Il racconto comincia descrivendo un bambino innocente e ingenuo, affezionato a sua madre, ma quando è in compagnia del gruppo di ragazzi fa il duro e il bugiardo per essere accettato, pur sentendosi debole ed emarginato poiché lui e i suoi amici appartengono a diverse classi sociali, apparentemente e sostanzialmente non in grado di dialogare e comprendersi. Alla conclusione arriviamo non riconoscendo più il bambino ma un adolescente che realizza di aver perso la sua innocenza, pienamente conscio di non essere un uomo vero e proprio, bensì un ragazzo appena entrato in un’età di mutamenti. Il linguaggio che Alberto Moravia usa per quest’opera, caratterizzata da uno stile realistico ed esplicito, è oggettivo e privo di ‘filtri’; il racconto è onesto e su un piano reale, aspetti che aiutano l’autore nella trattazione dei diversi temi, come quello del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza o l’avvio di questa fase attraverso la scoperta della sessualità. Moravia di sottofondo snocciola l’argomento del rapporto genitore – figlio durante il delicato periodo del passaggio verso l’adolescenza. Un altro interessante tema offerto da questo libro è l’esclusione. Inizialmente, i compagni del protagonista lo prendono in giro per via dell’ignoranza di Agostino su ogni aspetto riferito alla sessualità, esercitando nei suoi confronti una sorta di esclusione dal gruppo, elemento che accentua il tentennare e il dubbio nell’animo del giovane protagonista. Dopo la prima edizione del 1943 realizzata in tiratura limitata di 500 copie presso la casa editrice romana “Documento” di Federico Valli, perché l’autorizzazione era stata negata dalla censura fascista, il libro fu ripubblicato nel 1945 da Valentino Bompiani con due diverse sovracoperte – la prima con un ritratto di Moravia e la seconda con un’illustrazione a colori de “La Spiaggia ” di Georges Braque – e due illustrazioni di Renato Guttuso. Unanimemente considerato una delle più perfette opere narrative di Moravia, il romanzo fu incluso nel volume Opere 1927-1947, curato da Geno Pampaloni, con l’Autobiografia dell’autore, pubblicato nel 1986 nella Collana dei Classici Bompiani. In conclusione vorrei esprimere un piacevole apprezzamento sulla lettura di Alba Rohrwacher, che con la sua cadenza toscana e la sua giovane e fresca voce restituisce pienezza al quadro psicologico del personaggio principale e al contesto ambientale entro cui si svolge la storia. Qui il link per ascoltare l’audiolibro.

Addio alle armi

Una grande “ri”scoperta è quella di Ernest Hemingway, autore fondamentale per la letteratura mondiale novecentesca, che probabilmente è passato in secondo piano rispetto al fuoco giovanile di letture avide fuori dal contesto scolastico e profondamente distratto sull’antologia assegnata. Il romanzo dell’autore americano è basato su sue esperienze personali vissute negli ultimi mesi della grande guerra, quando prestò servizio come conducente di ambulanza nella Croce Rossa Americana; Ernest Hemingway racconta una storia di amore e di guerra che si svolge in Italia prima, durante e dopo la battaglia di Caporetto dell’ottobre 1917, anche se l’autore non vi ha partecipato direttamente. La pubblicazione del libro, dato alle stampe negli USA nel 1929, venne vietata in Italia fino al 1945 perché il contenuto fu ritenuto lesivo dell’onore delle Forze Armate dalla dittatura fascista in quanto viene descritta la disfatta dell’esercito italiano del 1917 a Caporetto e la diserzione del protagonista. Frederic Henry è un giovane americano giunto in Italia per la Grande Guerra come volontario. Durante il conflitto svolge l’attività di comandante di una sezione di ambulanze, trasportando i feriti coinvolti nelle operazioni belliche; qui scopre che la realtà della guerra è molto meno affascinante di ciò che pensava. Nell’estate del 1917 Frederic conosce una giovane infermiera inglese, Catherine Barkley. Fra i due nasce un rapporto, che dapprima sembra occasionale, per trasformarsi rapidamente in intenso e passionale. Nel frattempo l’americano inizia a cogliere anche i primi segnali di stanchezza e di sfiducia fra i suoi commilitoni, perché la guerra va avanti da due anni, centinaia di migliaia di soldati sono morti e la vittoria è ancora lontana nonostante la propaganda, scoprendo che non tutti gli italiani sono a favore della guerra. Il gruppo di ambulanze, dopo la disfatta di Caporetto, si ritrova travolto dalla massa di soldati in caotica ritirata. Affrontando diversi incidenti, fra cui l’incontro con soldati tedeschi in rapida avanzata fra le sbandate linee italiane, al momento di attraversare in ritirata un ponte sul fiume Tagliamento Frederic, come tutti gli altri ufficiali trovatisi non al comando delle rispettive unità, viene fermato dalla polizia militare dell’arma dei carabinieri che aveva l’ordine di interrogare e fucilare sul posto gli ufficiali ritenuti disertori. Si salva rocambolescamente tuffandosi nel fiume e riuscendo poi a raggiungere Catherine a Stresa tra varie avventure. I due sono costretti a lasciare l’Italia poiché la polizia militare è sulle sue tracce e dopo una traversata notturna del Lago Maggiore la coppia riesce a raggiungere la Svizzera. La felicità che ne consegue però sarà purtroppo di breve durata; Catherine, incinta, muore infatti in un ospedale di Losanna durante il parto, come anche il figlio di Frederic che porta in grembo. Il protagonista si ritroverà perciò solo e senza più una meta nel mesto finale del romanzo, vagando amareggiato per la città. Anche se liquidabile come uno scritto di “amore e guerra”, il romanzo è in realtà un lavoro di altissima levatura tecnica e semantica, che vede come tema centrale quello della precarietà della vita, dell’amore e della morte. L’interpretazione radiofonica dell’attore di origini pugliesi Tommaso Ragno nella versione di “Addio alle armi” prodotta da Ad alta voce è molto empatica, accompagnata da una bella colonna sonora, che restituisce molto dello stile descrittivo e asciutto, frutto delle esperienze dell’autore come cronista, dove i fatti trascorrono con un ritmo importante nonostante una linea narrativa basata anche sul dialogo diretto tra i personaggi. Qui l’audiolibro.

Amatissima

Assoluta e piacevole scoperta grazie Ad alta Voce è quella dell’autrice afroamericana contemporanea Toni Morrison, premio Nobel per la letteratura nel 1993, e in particolare del suo romanzo dal titolo “Amatissima” del 1987. Ambientato dopo la fine della Guerra Civile Americana (1861-1865) ed ispirato alla storia di una schiava nera, Margaret Garner, che scappò dalla schiavitù in Kentucky nel tardo gennaio 1856 per raggiungere poi l’Ohio, stato libero. La vicenda fu riportata in un articolo pubblicato in quegli anni, trovato dalla scrittrice nel periodo in cui cura l’antologia intitolata “The Black Book”, uscita nel 1974, che documenta trecento anni di storia afroamericana. Il libro segue le vicende di Sethe e della figlia Denver, che cercano di ricostruire la loro vita dopo essere fuggite dalla schiavitù. La casa dove abitano, al 124 di Bluestone Road, è infestata dagli spiriti e uno in particolare si rivelerà come il fantasma della figlia assassinata di Sethe. Per questo la figlia minore, Denver, non ha amici ed è estremamente timida. I figli maschi di Sethe, Howard e Buglar, scappano da casa a tredici anni per sfuggire al tormento del fantasma. Paul D, uno schiavo proveniente dalla piantagione “Sweet Home”, dove aveva lavorato anche la protagonista, arriva al 124 e cerca di portare un po’ di realismo nella casa e di indurre madre e figlia a lasciarsi dietro il passato. Paul D riesce a far uscire le due donne per la prima volta dopo anni, portandole al circo. Al ritorno incontrano una ragazza seduta davanti alla casa; ha i lineamenti di una bambina e dice di chiamarsi Beloved. Denver capisce subito che dev’essere una reincarnazione di sua sorella Beloved. Paul D, insospettito, avverte Sethe che però, affascinata dalla ragazza, lo ignora, venendo progressivamente allontanato dalla casa; mentre dorme in un capanno, è affrontato da Beloved che lo costringe ad avere un rapporto sessuale con lei, invadendo la sua mente con orribili ricordi del passato. Per Paul la rivelazione del passato della sua amata da parte di un altro membro della comunità di schiavi è sconvolgente e lo induce ad andarsene per sempre. Senza la vicinanza di Paul D Sethe si rende conto che Beloved è la figlia che lei ha ucciso quando aveva solo due anni e comincia a spendere disordinatamente e a viziare Beloved per lenire il senso di colpa, ma la ragazza diventa esigente e si arrabbia furiosamente quando non è accontentata nei suoi capricci. Nel culmine del romanzo la figlia minore Denver va a cercare aiuto nella comunità nera e si va verso un epilogo di riconciliazione. Qui potete ascoltare la versione radiofonica del romanzo della Morrison realizzata con la voce dell’attrice veneta Maria Paiato.

Categorie:TV&radio

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Alessandro Napoli

Libero e con l’aspirazione viva di appassionare ai temi trattati con un dirompente fiume di parole, frutto del pallino per la comunicazione scritta.
Redattore e sostenitore di www.radio32.net scrivo per il webmagazine www.sinapsimag.it

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